
La terapia di orientamento alla realtà (ROT) è una terapia non farmacologica finalizzata al riorientamento e alla stimolazione del paziente rispetto agli stimoli ambientali, sociali e personali. Può essere utilizzata negli stadi iniziali della malattia con l’obiettivo di rallentare il declino cronico delle capacità cognitive.
Questa tecnica nasce nel 1958 con Folsom, presso il Veterans Administration di Topeka, in Kansas, per intervenire sui veterani di guerra del Vietnam rimasti traumatizzati e confusi. Folsom progettò un intervento riabilitativo per quei soldati che, dopo l’esperienza bellica, non riuscivano a riadattarsi alla vita sociale. In seguito osservò come, dal punto di vista della sintomatologia clinica, la loro condizione presentasse alcune analogie con quella dei pazienti affetti da demenza: in entrambi i casi si riscontrava uno stato confusionale nell’orientamento spazio-temporale e, di conseguenza, l’emergere di reazioni emotive. Decise quindi di applicare la stessa tecnica riabilitativa anche al trattamento delle demenze¹.
In Italia questa metodologia è stata introdotta negli anni Ottanta da Florenzano. Oggi rappresenta una delle terapie non farmacologiche più diffuse, con risultati positivi osservati in numerosi pazienti affetti da demenza².
Il ROT si fonda sulla stimolazione multimodale. Attraverso stimoli verbali, visivi, scritti, musicali e gestuali, proposti in modo regolare e ripetitivo, si cerca di favorire il riorientamento del paziente nello spazio, nel tempo e nella propria storia personale, presente e passata.
La tecnica può essere applicata sia al singolo paziente sia a piccoli gruppi. La ripetizione costante degli stimoli serve a mantenere la persona ancorata al presente e alla quotidianità.
Alla ROT può essere associata anche la tecnica del Memory Training, cioè un insieme di esercizi per la memoria rivolti sia ai pazienti sia ai loro familiari.

Tra le principali modalità di orientamento si possono distinguere:
Per un’analisi dei benefici concreti dell’applicazione del ROT nei pazienti con demenza, si può fare riferimento allo studio pubblicato nel British Journal of Psychiatry nel 2003⁴.
Esistono due forme di terapia, tra loro complementari: informale e formale.
La ROT informale prevede che i caregiver, siano essi familiari o operatori sanitari, introducano quotidianamente riferimenti temporali e spaziali nella routine della persona, dal risveglio fino alla sera, attraverso informazioni semplici ma fornite con costanza.
La ROT formale, invece, consiste in sedute terapeutiche giornaliere della durata di circa 45 minuti, svolte in piccoli gruppi di 4-6 persone e condotte da uno specialista. Questi incontri possono contribuire a ridurre la tendenza all’isolamento, che rappresenta uno degli effetti più frequenti nelle fasi iniziali della malattia.
Secondo il Report Nazionale 2021-2023 dell’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità, la terapia di orientamento alla realtà risulta ampiamente diffusa in Italia nell’ambito dei trattamenti psicosociali, educazionali e riabilitativi.
Nei Centri Diurni, il ROT raggiunge una diffusione del 58,7%. La terapia più utilizzata resta la stimolazione cognitiva, pari all’88%. La terapia di orientamento alla realtà è più frequente nel Sud e nelle Isole (85,7%) rispetto al Nord (52,4%) e al Centro (64,9%).
Nelle RSA si osserva un andamento simile: nel Sud e nelle Isole si registra l’utilizzo più elevato di questa tipologia di terapia (71,8%), con una differenza netta rispetto al Centro (39,9%) e al Nord (49,6%)⁵.
La terapia di orientamento alla realtà rappresenta uno degli strumenti non farmacologici più utilizzati nel lavoro con le persone affette da demenza, soprattutto nelle fasi iniziali. Il suo valore risiede nella capacità di sostenere l’orientamento spazio-temporale e personale del paziente attraverso stimoli semplici, regolari e ripetuti, coinvolgendo, nelle forme informali, anche familiari e caregiver. La sua diffusione nei servizi italiani conferma l’importanza di approcci riabilitativi e psicosociali integrati nel percorso di cura.
A cura del Centro Studi, Fondazione The Bridge
¹ https://www.neuropsicoclinic.com/wp-content/uploads/2018/04/Gli-interventi-psico-sociali-nella-demenza-la-Reality-Orientation-Therapy-ROT-2.pdf
² https://www.neuropsicoclinic.com/wp-content/uploads/2018/04/Gli-interventi-psico-sociali-nella-demenza-la-Reality-Orientation-Therapy-ROT-2.pdf
³ https://anzianievita.it/la-terapia-di-orientamento-alla-realta-rot-reality-orientation-therapy/
⁴ https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:EU:d29baa10-df78-47a4-8d15-708b876ae896
⁵ https://acrobat.adobe.com/id/urn:aaid:sc:EU:75f13d1a-6f48-4140-a6ba-83fa760a3c16
È una terapia non farmacologica utilizzata per aiutare il paziente a mantenere o recuperare l’orientamento rispetto al tempo, allo spazio e alla propria vita personale.
Può essere utilizzata soprattutto nelle fasi iniziali della demenza, con l’obiettivo di rallentare il declino delle capacità cognitive.
La ROT informale viene applicata nella quotidianità da caregiver e familiari, mentre quella formale si svolge in sedute strutturate guidate da uno specialista.
Sì. Secondo i dati dell’Osservatorio Demenze dell’Istituto Superiore di Sanità, è una terapia ampiamente presente sia nei Centri Diurni sia nelle RSA.