
Per poter affrontare un periodo impegnativo emotivamente come quello della malattia di una persona cara, il primo passo è imparare a prendersi cura di sé, con gentilezza ed efficacia.
Preoccupate/i per la persona che stiamo assistendo, spesso non riusciamo a rivolgere la nostra attenzione allo stato di salute della nostra mente e del nostro cuore. E non comprendiamo quanto sia davvero importante curarci di noi, perché il principale strumento di cura che utilizziamo come caregiver siamo proprio noi. E invece passiamo la maggior parte del tempo immerse/i in un flusso di pensieri, ricordi e dialoghi interiori che si sovrappongono alla realtà del momento presente e aumentano la nostra ansia e il nostro stress.
Quando ci sentiamo disorientate/i o non in equilibrio, una pratica utile è quella di entrare in contatto con il momento presente, per riprendere contatto con la realtà che stiamo vivendo e non con la nostra interpretazione della realtà. Il contatto diretto con il presente ci aiuta inoltre a ricollegare corpo e mente per essere più in equilibrio, e per poter accedere alle nostre preziose risorse interiori.
Se non ci prendiamo cura di noi stesse/i sarà molto difficile potersi prendere cura di altre persone in modo efficace e compassionevole, senza sentirci esaurite/i.
Nello stare accanto e supportare una persona malata lo strumento principale che abbiamo a disposizione siamo noi, con le nostre potenzialità e i nostri limiti, con la nostra disponibilità e desiderio di aiutare.
Perciò occuparsi della salute della propria mente-cuore è fondamentale. La salute della mente è altrettanto importante di quella del corpo, ma ce ne occupiamo molto meno, anche perché non sappiamo come fare. Anche Gandhi parlava spesso dell’importanza dell’igiene della mente, intendendo la coltivazione della consapevolezza dei propri pensieri ed emozioni per ottenere l’equilibro interiore.
Inoltre, se riusciamo a essere tranquille/i, emotivamente equilibrate/i e in pace, potremmo trasmettere questi stati d’animo anche alle persone di cui ci prendiamo cura.
Meditazione
La meditazione è uno strumento importante per conoscerci meglio, per capire come funziona la nostra mente, per evitare di identificarci con la nostra sofferenza. Per imparare a rispondere a ciò che ci accade e non reagire automaticamente senza alcun controllo. Per diminuire lo stress e aumentare il nostro stato di benessere generale. E ancora per creare delle piccole pause di silenzio in uno spazio interiore fatto di pace, saggezza innata, calma, coraggio, amore e compassione. In qualsiasi momento della giornata, anche in mezzo al dolore e alla confusione, se siamo allenati alla meditazione possiamo ritrovare il nostro spazio interiore, caratterizzato da potenzialità senza confini, libertà e vastità.
Gentilezza
Nel prendersi cura di sé la gentilezza riveste un ruolo particolarmente importante, è la modalità che più ci aiuta ad accedere alle nostre risorse interiori quando ne abbiamo bisogno. Probabilmente siamo state/i educate/i fin da piccole/i a essere severe/i e intransigenti con noi stesse/i, con l’idea che più ci critichiamo più riusciremo a ottenere buoni risultati.
Purtroppo gli studi delle neuroscienze non confermano questo stile educativo, e ci dicono invece che l’autocritica tende a inibire la capacità di affrontare le situazioni difficili con efficacia, e crea piuttosto sensi di colpa e di inadeguatezza, genera ansia e stress cronico. Ci paragoniamo continuamente con gli altri e ci sentiamo spesso non abbastanza brave/i, non all’altezza, sempre in difetto.
La gentilezza verso sé stesse/i ci insegna a coltivare un atteggiamento di accoglienza amorevole verso di noi, accettando sbagli, difetti e fragilità come parte ineliminabile dell’essere umano. Possiamo allenarci a essere gentili con noi stesse/i, con piccoli gesti quotidiani e attraverso la meditazione.
Compassione e auto-compassione
Per coltivare la compassione e farla fiorire nel nostro cuore occorre prima allenarci nell’auto-compassione, riconoscendo la nostra sofferenza e la connessione con tutte le altre persone che soffrono proprio come noi.
Compassion e Self-Compassion da alcuni anni sono oggetto di studio da parte di psicologi e scienziati. Alcuni dei risultati derivanti dalla Terapia basata sulla Compassione (Compassion Focused Therapy di Paul Gilbert) sono: il rafforzamento del sistema immunitario, il miglioramento della risposta allo stress, l’aumento della capacità di fiducia e adattamento, il maggior rilascio di dopamine ed endorfine.
La pratica della Self-Compassion può risultare anche più difficile della Compassion, proprio per la nostra atavica abitudine a criticarci. Ma i risultati di questa pratica sono altrettanto importanti: diminuzione dell’ansia, della paura e della vergogna, minor rischio di depressione, più bassi livelli di cortisolo (l’ormone dello stress), più capacità di darsi sollievo e meno paura di fallire.
Pazienza
La pazienza è una virtù fuori moda, un po’ vintage. Sebbene sia considerata fondamentale in tutte le tradizioni spirituali, oggi avere pazienza ha assunto perlopiù il significato di passività, mancanza di carattere e scarsa intelligenza. Invece la pazienza implica la capacità di tollerare situazioni difficili con calma e tenacia, ed è la virtù che contrasta l'angoscia, la depressione, la delusione per gli inconvenienti e imprevisti della vita.
Presuppone fiducia nella vita, in sé stesse/i e negli altri. Coltivare la pazienza anche nei momenti difficili è un lavoro controcorrente ma che porta a grandi risultati. La pazienza è la virtù dei forti, si dice solitamente. Potremmo aggiungere che la pazienza è la virtù dei saggi e di chi vuole lavorare per la propria futura felicità.
Fiducia nelle nostre risorse
Un altro modo per prendersi cura di sé è avere fiducia nelle proprie risorse interiori, per poterne fare uso al meglio. Tutti abbiamo grandi risorse, capaci di supportarci in situazioni che sembrano insopportabili. Anche quando ci sentiamo sopraffatti dalla tristezza, dal dolore, dallo sconforto e dalla fatica, abbiamo sempre dentro di noi una fonte preziosa e inesauribile di amore, compassione, pace, saggezza, gioia. Le nostre risorse interiori fanno parte della nostra natura più profonda, sono sempre con noi, dobbiamo solo ricordarcene e attivarle. Nelle situazioni più tristi e difficili, possiamo riportare alla memoria momenti della nostra vita in cui siamo state/i piene/i di entusiasmo, energia, amore, gioia, per ricordarci che quelle qualità ci appartengono. La fiducia nella vita e negli altri non può che partire dalla fiducia in noi stessi e nelle nostre possibilità.
Perdono e auto-perdono
Prendersi cura di sé significa anche essere in pace con sé stesse/i, con il proprio passato, con il mondo, con gli altri. E questo necessita spesso di un processo di perdono. Sì, perché il perdono è un processo, a volte anche molto lungo, e non un buon sentimento che sorge spontaneamente nel nostro cuore, da un giorno all’altro come un fungo nel bosco.
Il perdono è un processo che inizia con un atto di volontà: dobbiamo decidere di voler intraprendere questa strada. Perdonare non significa dimenticare, ma al contrario ricordare molto bene la nostra ferita e decidere di non portarci più addosso quel dolore. E non vuol dire necessariamente riconciliarsi con una persona, ma perdonare nel nostro cuore per non coltivare più dolore, rancore, rimpianti e rimorsi. Perdonare significa che non possiamo cambiare il passato ma possiamo decidere il nostro futuro. E perdonare noi stesse/i è ancora più difficile ma necessario, per prenderci davvero cura di noi con amore e saggezza.
Speranza
Quando la vita ci mette di fronte al dolore, alla malattia e alla morte nostra o altrui, utilizziamo spesso il termine speranza per indicare quasi unicamente la speranza di guarigione fisica. Ma spesso questa è impossibile, e il sentirci senza speranza ci fa sprofondare in uno stato di sconforto. Ci sembra di aver perso la fiducia nel mondo, nella vita, chi si professava credente dice di aver perso la fede perché si sente abbandonata/o da Dio. Senza la speranza di non morire o almeno di guarire tutto ci appare senza senso. Ma la speranza in realtà ha un significato molto più ampio: è una virtù teologale nel Cristianesimo ed è un concetto fondamentale in molte altre tradizioni spirituali.
Come possiamo interpretare la speranza per prenderci cura di noi, per nutrire la nostra mente e il nostro cuore? La speranza può aiutarci se la interpretiamo correttamente, per esempio, come speranza di avere la forza, la capacità e la saggezza di superare situazioni difficili, di imparare dal dolore, di progredire sul sentiero spirituale.
Speranza di avere una luce per poter camminare nel buio, speranza di trovare un significato nella sofferenza, speranza di essere utili, di poter amare ed essere amate/i.
Speranza di non perdere mai la fiducia nelle nostre preziose risorse interiori, speranza di poter essere sempre grate/i per quello che abbiamo e che abbiamo avuto.
Speranza di avvicinarci sempre di più alla comprensione di noi stesse/i e della nostra vera natura.
Ma come fare ad applicare tutto ciò nella quotidianità? Ecco qualche piccolo suggerimento:
Prendersi cura di sé significa volerci bene, accettarci così come siamo, perdonarci e perdonare, coltivare la gentilezza verso di sé e verso gli altri, coltivare la gratitudine, la gioia e l’equilibrio emotivo. Non è facile, soprattutto quando siamo stanchi e preoccupati per altre persone, ma proprio per questo è importante non dimenticarsi della nostra mente e del nostro cuore. Se stiamo bene noi possiamo essere un sostegno più efficace anche per gli altri.
Continua ad approfondire ascoltando il podcast Ricordati di vivere e abbi cura di te di Laura Campanello.