Scopri il Vesak dal 22 al 24 maggio a Milano
[language-switcher]

Imparare ad accettare

Il nostro corpo è un giardino, e la malattia è come le stagioni che cambiano. Se la malattia arriva, dobbiamo accoglierla con gentilezza, come parte naturale della vita.
Thich Nhat Hanh

La realtà è così com’è

Quando non possiamo cambiare ciò che ci accade, possiamo solo cambiare il modo in cui scegliamo di viverlo.

Viktor Frankl, medico psichiatra viennese che visse la tragica realtà dei campi di concentramento, disse che nei momenti più dolorosi e difficili la vita può portarci via tutto, ma non la capacità di decidere come vivere.

Ammalarsi o vivere una difficoltà in famiglia non è una colpa, eppure spesso ci sentiamo vittime, manchevoli di qualcosa, colpevoli o addirittura falliti.
Se viviamo la malattia come un’ingiustizia, rischiamo di rimanere bloccati nella rabbia, nel risentimento, nel rancore. Tutto questo tiene aperta la ferita e ci impedisce di attivare le nostre risorse interiori.

Accettare la realtà non significa smettere di soffrire o essere d’accordo con ciò che accade, ma riconoscere che le cose stanno così, anche se non lo avremmo voluto. Solo in questo modo abbiamo la possibilità di trasformare la nostra visione smettendo di lottare contro ciò che non possiamo cambiare né evitare. Possiamo imparare a orientare le vele, anche se non possiamo cambiare la direzione del vento.

Le esperienze dolorose, anche le più difficili, hanno qualcosa di molto prezioso da offrirci.

Il modo in cui interpretiamo la realtà

Secondo molte tradizioni di saggezza, ciò che ci fa soffrire non è solo la malattia in sé ma il modo in cui la interpretiamo. Quando giudichiamo un’esperienza come negativa, la nostra mente si abitua a considerarla un problema e a provare avversione.

Ma possiamo allenarci a cambiare il nostro atteggiamento mentale, trasformando la malattia in una possibilità di introspezione, di accettazione e persino di connessione con gli altri.

Ecco qualche spunto per iniziare.

Accogli la malattia come parte del percorso di vita. Questo non significa subirla passivamente, ma riconoscere che ogni esperienza, anche la più difficile, può portarci qualcosa.

Riconosci che non siamo soli. Milioni di persone affrontano la sofferenza ogni giorno, in ogni parte del mondo, sofferenze di ogni tipo. Coltivare questo senso di interconnessione può aiutarci a sviluppare più compassione per noi stessi e per gli altri.

Osserva i pensieri senza identificarti con essi. Spesso la mente amplifica la sofferenza, proiettando paure e scenari negativi. Se impariamo a riconoscere questi pensieri senza credergli ciecamente, possiamo ridurne il potere su di noi.

Sviluppare le qualità interiori

Se le difficoltà, inclusa la malattia, sono esperienze inevitabili dell’esistenza, il modo in cui ciascuno di noi le affronta e le attraversa può fare una grande differenza.

Possiamo vivere la malattia come solo ostacolo da evitare, qualcosa da combattere o da cui scappare.

E se invece provassimo ad affrontarla con un po' di curiosità?
Riusciamo a percepirla come una possibilità per sviluppare le nostre risorse interiori come la pazienza, il coraggio, la compassione?

Questo non significa negare il disagio o il desiderio di guarire, ma imparare a non lasciare che la malattia diventi l’unico orizzonte della nostra esistenza.

Ecco alcune prospettive che possono aiutarci a dare un senso più profondo all’esperienza della malattia:

Un’opportunità per rallentare e riflettere. La malattia spesso ci costringe a fermarci. Possiamo usare questo tempo per ascoltarci, per meditare o semplicemente per stare con quello che c’è, senza bisogno di correre.

Una possibilità di sviluppare gratitudine. Anche nella sofferenza, possiamo riconoscere le piccole cose che rimangono preziose: l’affetto delle persone accanto a noi, un respiro profondo, un raggio di sole.

Un allenamento alla pazienza e all’accettazione. Non possiamo controllare tutto, ma possiamo imparare a lasciar andare la resistenza e accogliere la vita così com’è.

Un modo per sviluppare gentilezza verso noi stessi. Essere malati non significa essere deboli nella mente e nel cuore. Possiamo concederci di essere fragili senza giudicarci, e prenderci cura di noi con lo stesso amore con cui ci prenderemmo cura di un caro amico.

Un’occasione per trasformare il dolore in compassione. Riconoscere che anche altri soffrono può aiutarci a trasformare il nostro dolore in un’apertura verso gli altri, anziché in una chiusura.

Non possiamo sempre evitare la sofferenza, ma possiamo scegliere come affrontarla. Guardare la malattia con più apertura ci aiuta a non esserne schiacciati, ma a farne un’occasione per crescere, per rafforzare il nostro cuore e per vivere con maggiore autenticità.

Accogliere il cambiamento

In molte tradizioni filosofiche e scientifiche è dimostrato che ogni cosa è in costante mutamento, e il tentativo di trattenere ciò che inevitabilmente cambia genera sofferenza.
Anche la scienza riconosce che il modo di esistere della realtà di ogni fenomeno si basa sulla continua trasformazione. Alla fine del XVIII secolo lo scienziato e filosofo francese Antoine-Laurent de Lavoisier scrisse infatti: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.

La filosofia della cura sottolinea come riconoscere e accogliere il cambiamento possa aiutarci a vivere con maggiore serenità, permettendoci di abbracciare anche la fragilità e le fasi di transizione della vita.

Accettare l’impermanenza significa liberarsi dall’illusione di controllo assoluto sulla nostra esistenza. Possiamo imparare a guardare la vita con uno sguardo più aperto e fluido, senza opporci rigidamente a ciò che ci accade, ma cercando un senso nel cambiamento stesso.

Questo atteggiamento non elimina il dolore, ma lo rende più abitabile.

Quando invece possiamo cambiare la realtà

A volte possiamo intervenire: possiamo chiedere aiuto, trovare strategie, usare le risorse disponibili. Possiamo prenderci cura del nostro dolore fisico con i farmaci, del nostro dolore emotivo con il dialogo, la terapia professionale, il sostegno spirituale.

Anche quando siamo travolti da un evento che non ci piace, abbiamo sempre la possibilità di scegliere come affrontare ciò che accade. E l’invito è quello di essere noi stessi a prendercene cura con gentilezza e pazienza, ma anche riconoscendo il limite. Possiamo imparare a non fare tutto da soli, ad affidarci, a riconoscere che la cura è un bisogno umano reciproco.

Un approccio filosofico alla cura ci invita a sviluppare una maggior familiarità con la nostra vulnerabilità, riconoscendo le paure e i limiti come parte del nostro percorso di crescita. Non esiste una vita senza sofferenza, ma esiste la possibilità di scegliere di avere uno sguardo più ampio, più morbido, più gentile.

Cosa intendiamo con accettare la realtà?

Accettare non vuol dire rassegnarsi, forse è più vicino al concetto di permettere alla realtà di essere come è, e trasformare la nostra esperienza interiore rispetto a tale realtà.

La sofferenza fa parte della vita e, se riusciamo ad aprirci a questa verità, può diventare anche una via di crescita personale e spirituale. Spesso è proprio nei momenti difficili che abbiamo l’occasione di riscoprire ciò che è veramente importante per noi e fare pulizia rispetto a ciò che non lo è.

La malattia e la sofferenza ci spingono a rivedere le priorità, a vivere con maggiore pienezza, a coltivare qualità profonde come la generosità, la disciplina, la volontà, il coraggio, la compassione e la saggezza.

In molte tradizioni spirituali esistono pratiche che trasformano la sofferenza in altruismo, in apertura verso gli altri. Quando allarghiamo lo sguardo, quando pensiamo al dolore degli altri, il nostro dolore cambia forma: non scompare, ma trova una cornice più ampia in cui può esistere senza soffocarci.

Anche in mezzo alla fatica, possiamo chiederci: cosa posso imparare da questa esperienza?
Come posso trasformarla in una risorsa, per me e per gli altri?

Come possiamo trasformare la sofferenza?

Quando soffriamo molto è frequente chiudersi in una morsa stretta, nella quale sperimentiamo la solitudine e tutto il resto sembra svanire. Il dolore fisico, fortunatamente, può essere gestito con adeguate terapie antidolore, che rappresentano la base per affrontare il percorso di malattia.

Ma come convivere con la sofferenza emotiva e spirituale?

In molte tradizioni spirituali esistono pratiche, esercizi filosofici, meditazioni e preghiere volte a trasformare la sofferenza, a offrirla come dono, a renderla una fonte di amore e altruismo.

Se riesco a prendere consapevolezza che la sofferenza sia parte integrante della vita, è possibile avvicinarsi alla comprensione della sofferenza altrui, per esempio posso dedicare mentalmente la mia sofferenza al beneficio mio e degli altri, immaginando che anche altre persone, nella mia stessa condizione, trovino sollievo.

Paradossalmente, allargando lo sguardo dal mio dolore personale alla sofferenza condivisa dall’umanità, posso percepire la mia esperienza in modo diverso, meno isolato.

Questo cambio di prospettiva, pur non eliminando il dolore, permette di contenerlo in una cornice più ampia, restituendo un senso di sollievo e di connessione.

Cosa possiamo imparare dalla malattia?

Una persona malata, pur nella fatica e nel dolore, può insegnarci molto: la pazienza, l’arte della cura, la delicatezza, la gentilezza. Può insegnarci ad accettare i nostri limiti, a riconoscere che non tutto dipende da noi, che possiamo fare molto, ma non siamo onnipotenti. Impariamo che non sempre le persone possono essere guarite, ma possono sempre essere curate.

Quando siamo noi a essere malati, spesso temiamo di diventare un peso per chi si prende cura di noi. Eppure, probabilmente anche noi nel passato abbiamo accudito figli, nipoti, amici, genitori. Ora è qualcun altro a occuparsi di noi: la ruota della vita gira, e la cura si alterna, come un dono reciproco nelle diverse stagioni dell'esistenza.

Permettere a qualcuno di prendersi cura di noi può diventare un atto d’amore e un insegnamento prezioso: chi si prende cura impara, attraverso di noi, a stare accanto con grazia e amorevolezza, e diventerà una persona più compassionevole, equilibrata e attenta al prossimo.

In conclusione

Accettare ciò che non possiamo cambiare e trasformare ciò che invece possiamo, è un equilibrio sottile, ma essenziale, per attraversare con lucidità e umanità i momenti difficili della vita. La sofferenza ci mette alla prova, ma può anche diventare una soglia: ci apre a nuove domande, ci riconnette a ciò che è davvero importante per noi, ci invita a vivere con maggiore consapevolezza.

Non si tratta di trovare risposte definitive, ma di restare presenti, di lasciar fluire ciò che c’è, e di scoprire, nel tempo, che anche dentro la fatica possiamo coltivare la ricerca di significato, allenare l’introspezione, utilizzare la nostra innata saggezza non solo per noi stessi ma anche per essere di aiuto agli altri.


Torna indietro
Iscriviti alla newsletter di Cura UBI per ricevere approfondimenti, notizie sugli incontri e tutti i dettagli degli eventi di formazione.
Abilita JavaScript nel browser per completare questo modulo.
I suoi dati saranno trattati da Unione Buddhisti Italiana, con sede in Circonvallazione Clodia 163/167, 00195 Roma, nel rispetto del Regolamento UE 679/2016 al fine di inviarle copia della newsletter all’indirizzo e-mail da lei fornito. I dati non saranno diffusi. Maggiori informazioni in tema di finalità del trattamento, base giuridica, destinatari, termini di conservazione e diritti dell’interessati potranno essere consultati nell’informativa privacy. Dichiaro di aver letto e compreso informativa privacy e presto il consenso a ricevere comunicazioni e newsletter.
phone-handsetcrossmenuarrow-left linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram spotify