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Il cambiamento come parte della vita

"Abbracciare l’impermanenza è un viaggio che ci porta a un contatto sempre più profondo con la vera natura del mondo. Prima accettiamo che le cose intorno a noi cambiano. Poi comprendiamo che noi, anche noi, cambiamo continuamente: i pensieri, le sensazioni, gli atteggiamenti, le convinzioni e perfino l’identità. La cosa bella è che l’impermanenza ci lega a ogni altro essere umano. L’empatia nasce dalla consapevolezza della nostra transitorietà e dalla comprensione della nostra interdipendenza. Non siamo separati dagli altri, così come una volta pensavamo di essere. Siamo in realtà profondamente connessi a ogni persona e con ogni cosa."
Frank Ostaseski

La domanda che nasce dalla fragilità

Di fronte alla malattia, alla perdita e alle inevitabili trasformazioni della vita, sorge una domanda profonda: come possiamo prenderci cura della nostra interiorità in questi momenti di cambiamento?

La filosofia, da sempre, offre strumenti per affrontare l’esistenza con maggiore consapevolezza, e in particolare, può aiutarci a sviluppare un atteggiamento di accoglienza verso l’impermanenza.

Secondo il pensiero filosofico contemporaneo sulla cura, prendersi cura di sé significa sviluppare una consapevolezza profonda della propria esistenza, accettando la realtà così com’è, senza fuggire dal dolore o dalle incertezze.

Questo approccio laico si avvicina molto agli insegnamenti del buddhismo, dove la sofferenza (dukkha) nasce spesso dalla nostra resistenza al cambiamento. E tutta la vita di Buddha Sakyamuni è incentrata sul cambiamento, sulla necessità di capire e poi realizzare la verità del cambiamento.

Tutto cambia

Ogni cambiamento ha due confini: un inizio e una fine, e in mezzo ci sono tutti i momenti della nostra vita esteriore e interiore. Noi sappiamo che tutto cambia, ma quando qualcosa inizia spesso desideriamo che quell’inizio non finisca mai, e così tendiamo a solidificarlo.

Non accettiamo che ogni cosa debba finire e ci deprimiamo quando le cose cambiano e si trasformano. Fragilità, incertezza e cambiamento sono elementi della vita che tendiamo a ignorare e quando li incontriamo ci sentiamo deluse/, tristi, tradite/i e depresse/i. Ma sono realtà che portano con sé anche tanti doni positivi: siamo a termine, e questo potrebbe far maturare in noi molte qualità.

Inoltre la nostra vita è preziosa proprio perché ha un limite temporale, altrimenti perderebbe di valore. Ricordiamoci che il grande eroe Ulisse, dovendo scegliere tra una vita immortale da trascorrere in un’eterna e immutabile situazione di piacere e una vita mortale soggetta al pericolo, all’invecchiamento e al rischio, scelse di rimanere mortale e di andare incontro alla morte.

Accettare il cambiamento proprio per valorizzare la vita e imprimerle un significato ancora più profondo e sacro.

Fare pace con l’impermanenza

L’accettazione non è rassegnazione, ma la capacità di vivere in modo più autentico e presente, anche nelle situazioni più difficili. Accettare l’impermanenza vuol dire fare pace con uno dei più importanti elementi costitutivi dell’esistenza, non dare niente per scontato e perciò coltivare un senso di gratitudine per ciò che abbiamo. La gratitudine è una fonte preziosa di felicità: infatti non proviamo gratitudine perché siamo felici, ma siamo felici quando proviamo gratitudine.

Possiamo fare pace con l’impermanenza se cambiamo le nostre risposte al cambiamento, imparando a navigare nelle acque agitate del mare dell’incertezza invece di continuare a sperare nel mare calmo.
Coltivare fiducia nella nostra capacità di vivere il cambiamento con equilibrio e saggezza è un addestramento che necessita tempo e pazienza. Ma è possibile farlo, e soprattutto vale la pena provarci, dal momento che il cambiamento è l’unica cosa che non cambierà mai, ed esisterà sempre.

Tutto cambia intorno a noi, cambiano le persone, il lavoro, l’età anagrafica, le amicizie, lo stato di salute. E ogni volta che ciò accade ne rimaniamo colpite/i, spaventate/i, proviamo rabbia, delusione, sgomento. Eppure lo sapevamo che è inevitabile, ma ogni volta è un colpo. E cambiano anche le nostre emozioni, ed è importante imparare a stare con il nostro stato mentale ed emotivo in continuo mutamento. Quando proviamo un’emozione spiacevole, come la tristezza ad esempio, invece di cercare di respingerla – ottenendo solitamente l’effetto contrario - possiamo osservarla, accoglierla con gentilezza. Per poi lasciarla andare senza identificarci con quell’emozione in particolare. Certamente è un allenamento impegnativo, ma che porta frutti molto utili alla nostra vita. Stare con le nostre emozioni significa non reprimerle, osservarle con attenzione, farsi attraversare ma non farsi soffocare da esse, creare uno spazio perché possano respirare, non alimentarle e lasciarle andare.

Fare pace con il cambiamento vuol dire diventare più duttili e capaci di provare gioia. D’altra parte vivere significa proprio fluire ininterrottamente in un percorso di continua trasformazione, senza cambiamento continuo non ci sarebbe nessuna forma di vita.

Allenarsi al cambiamento

La meditazione ci allena a familiarizzarci con l’impermanenza: a ogni respiro dobbiamo inspirare, trattenere, vivere un inizio e poi espirare, lasciar andare, sperimentare la fine. La meditazione ci allena a vivere pienamente il momento presente, ad avere un’esperienza diretta della realtà del qui e ora.

L’osservazione della natura può aiutarci a fare pace con la trasformazione come base della realtà conosciuta: il giorno e la notte, l’alternarsi delle stagioni, il sole e la luna. Il cambiamento è il motore di ogni cosa. La fissità, l’immobilità nel tempo e nello spazio non esiste.

Suggerimenti per coltivare uno sguardo più ampio

Per fare pace con l’impermanenza possiamo allenarci a osservare i piccoli cambiamenti quotidiani di qualcosa che sta crescendo, per esempio una pianta, una foglia, un fiore. Possiamo osservarne le varie fasi e in ognuna trovare grazia, bellezza e senso. Anche nello sfiorire del fiore e nell’appassire della foglia.

Per familiarizzare con il cambiamento inevitabile possiamo considerare i vantaggi di ogni età della vita e non solo della giovinezza, elencando per esempio i pregi della nostra età adulta, dei nostri 30 anni, dei 40 e così via.

Un altro modo per rivalutare positivamente l’impermanenza è ricordarci che non solo le cose piacevoli cambiano e finiscono, ma anche le emozioni spiacevoli e ile sofferenze per fortuna non rimangono sempre uguali. I momenti difficili passano, i dolori finiscono, si trasformano e la vita va avanti.


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