Come cambierebbero i dati diagnostici del disturbo dello spettro autistico in relazione al rapporto maschi-femmine se i processi di screening non fossero applicati in modo generico ma adattati al sesso? Secondo una ricerca condotta dall’Università del Minnesota, qualora i tradizionali strumenti di screening fossero corretti in relazione al sesso del soggetto, il numero di diagnosi di ASD fra ragazzi e ragazze risulterebbe equivalente¹.
Tale risultato è ostacolato dalla persistenza di diversi stereotipi di genere che contribuiscono a non riconoscere chiari “campanelli di allarme” nelle bambine, poiché non corrispondono ai segnali tipicamente osservati nel modello maschile-tradizionale del disturbo.
Quali sono ad oggi i percorsi diagnostici e gli strumenti di screening?
Innanzitutto, è opportuno distinguere fra i test di screening e i test diagnostici:
Nelle fasi iniziali vengono utilizzati questionari finalizzati all’individuazione delle caratteristiche riconducibili ai sintomi dell’autismo.
Tra i più diffusi vi è CHAT (Checklist for Autism in Toddlers) o M-CHAT (Modified Checklist for Autism in Toddlers), un test rivolto a bambini sopra i 18 mesi compilato sia da un professionista, il pediatra, sia dai genitori per indagare le competenze sviluppate dal bambino².
Esistono, inoltre, diversi test auto-valutativi progettati per identificare i tratti autistici, pensati in particolare per i soggetti adulti femminili over 16 – ma adatti a tutti. Alcuni test sono il GQ-ASC³, l’AQ (Autism-Spectrum Quotient)⁴ – elaborato da Simon Baron-Cohen e il team del Cambridge Autism Research Centre – e il test RAADS-R⁵.
Hanno una durata che varia fra i 5 e i 10 minuti e i 10 e i 30 minuti e presentano in generale una buona affidabilità. Queste auto-valutazioni possono costituire un primo passo nella direzione di una diagnosi formale, pur non sostituendo la valutazione da parte di un professionista.

Successivamente allo screening, il percorso diagnostico prevede una valutazione completa del soggetto sulla base di strumenti standardizzati somministrati da un professionista. Fra questi, i più utilizzati sono il test ADOS-2, considerato il gold standard, e l’ADI-R.
Il test ADOS-2 (Autism Diagnostic Observation Schedule Second Edition) è strutturato in cinque moduli, organizzati secondo fasce d’età (a partire dai 12 mesi) e sviluppo linguistico. Il professionista, durante una sessione che dura 40-60 minuti, interagendo con il/la bambino/a, valuta le capacità di interazione sociale, del comportamento creativo e di gioco.
Per avere una diagnosi finale, questo test deve essere combinato con altri tipi di valutazione, così da ottenere un quadro completo della condizione clinica del soggetto⁶.
Il test ADI-R (Autism Diagnostic Interview-Revised) consiste in un’intervista di 93 domande finalizzata a raccogliere informazioni sulle abilità comunicative, linguistiche, sociali e comportamentali del soggetto. È rivolto a bambini o adulti con età mentale superiore ai 2 anni.
Grazie a questo strumento, è possibile analizzare lo sviluppo complessivo del bambino e pianificare un progetto educativo o terapeutico ad hoc. Come per il test ADOS-2, anche il test ADI-R ha il compito di essere uno strumento valutativo ma non definitivo⁷.
Altri strumenti frequentemente usati sono il CARS (Childhood Autism Rating Scale) e l’ASRS (Autism Spectrum Rating Scales)⁸.
Un ulteriore supporto ai test comportamentali può provenire dall’analisi genetica, l’AUTISMScreen, un test del DNA volto a identificare la causa genetica della malattia. Questo strumento può essere utile sia per i genitori – in vista di successivi figli – sia per i professionisti come elemento integrativo del processo diagnostico⁹.
Lo screening e la diagnosi del disturbo dello spettro autistico rappresentano un percorso articolato, in cui strumenti preliminari e valutazioni cliniche approfondite si integrano per offrire una lettura più accurata della condizione del soggetto. In questo quadro, l’attenzione alle differenze di genere e l’utilizzo combinato di più strumenti risultano fondamentali per favorire un riconoscimento più tempestivo e una presa in carico adeguata.
A cura del Centro Studi, Fondazione The Bridge
¹ https://www.popsci.it/autismo-con-screening-precoce-nessun-divario-di-diagnosi-tra-maschi-e-femmine/
² https://psicoterapiascientifica.it/test-autismo/
³ https://www.adult-autism-assessment.com/gq-asc-autism-screener-for-women
⁴ https://aspergeronline.org/aq/
⁵ https://aspiegirls.it/raads-r/
⁶ https://www.autismo.it/blog/test-ados
⁷ https://www.neuropsicomotricista.it/tag/adi-r-intervista-per-la-diagnosi-differenziale-dei-disturbi-dello-spettro-autistico.html
⁸ https://psicoterapiascientifica.it/test-autismo/
⁹ https://www.autismscreen.it/
Lo screening serve a individuare un possibile rischio, mentre la diagnosi conferma o esclude la presenza del disturbo attraverso una valutazione clinica più approfondita.
Tra gli strumenti più utilizzati vi sono ADOS-2 e ADI-R, a cui si affiancano altri strumenti come CARS e ASRS.
No. Possono rappresentare un primo passo di orientamento, ma non sostituiscono la valutazione di un professionista.
Sì. Il testo evidenzia che stereotipi di genere e strumenti costruiti su modelli tradizionali possono rendere più difficile riconoscere l’ASD nelle bambine.